Cosa ricorderà la Francia dell’ondata di caldo storica cominciata il 18 giugno? Il bilancio delle vittime, le scuole chiuse, gli ospedali sovraffollati, gli scaffali vuoti dei supermercati, dove la gente si è precipitata a comprare condizionatori e ventilatori. Per qualcuno, le conseguenze a breve o lungo termine sulla salute. E quali insegnamenti politici o quale rinnovata ambizione di frenare o adattarsi al riscaldamento globale causato dalle attività umane? Difficile dirlo.

Questa ondata di caldo è stata gestita soprattutto sotto il segno dell’emergenza e del tentativo di reagire, senza nessun messaggio politico degno di nota. Spesso, le autorità pubbliche hanno dato perfino l’impressione di essere sopraffatte dall’intensità e dalla durata di questo fenomeno.

Dopo più di una settimana di quasi totale silenzio, la frase pronunciata giovedì da Emmanuel Macron ad Antibes (nelle Alpi Marittime), a margine di un vertice con la presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni, è apparsa indigesta a molti. Ritenendo che la Francia abbia “fatto un grande lavoro” contro il cambiamento climatico, il presidente francese ha detto che “non ci si adatta a un picco” che “non ha mai avuto uguali nella nostra storia”.