Fa caldo, fa caldo per tutti. Ma c’è chi può contare, a casa e in ufficio, su un buon condizionatore, e chi no. E magari è un bambino di 3 anni, e frequenta una scuola dell’infanzia a Milano, e anche oggi sta vivendo l’ennesima giornata a 35°. “La canicola va politicizzata”, invitava qualche giorno fa un articolo su Libération. Se il cambiamento climatico trasforma le aule scolastiche italiane in saune, è urgente che la politica trovi soluzioni: è una questione di giustizia climatica.
Caldo nelle scuole: rinfrescare le aule è una questione di giustizia climatica
Il tema riguarda, chiaramente, tutta Europa. In Francia si parla di 3.500 scuole chiuse e ben 10mila hanno modificato gli orari, concentrandoli soprattutto nelle prime ore del mattino. Anche nel Regno Unito, dove gli edifici scolastici sono storicamente progettati per trattenere il calore più che disperderlo, molti istituti hanno allentato le regole sulle divise e modificato le attività all’aperto.
E in Italia? Nel nostro Paese la maggior parte degli edifici scolastici è stata progettata negli Anni 70, quando le temperature superiori ai 30 gradi arrivavano ad anno scolastico concluso.
Vale per quelli dove si stanno svolgendo gli esami di maturità. Ma vale anche per le scuole dell’infanzia e gli asili nido (aperti fino al 30 giugno e poi spesso di nuovo fino al 30 luglio per i centri estivi), dove passano le giornate bambini anche molto piccoli e vulnerabili.















