Il riscaldamento globale ha sdoganato le conversazioni sul tempo che fa. Una volta relegate a stereotipate battute in ascensore con i vicini le discussioni sul clima hanno conquistato un posto centrale nella nostra società: se ne parla fra amici, a tavola in famiglia. Si litiga sugli anticicloni quasi più che sulla politica. La televisione fa la sua parte. L’ignoranza del cavernicolo, che si rimetteva interamente all’esperienza dell’altro, ci appare più saggia di questo nostro dibattito scientifico (televisivo) tutto verboso e vano. Questa propensione è confermata dalle chiacchiere pseudostoriche e pseudoscientifiche, come la tesi del «1816, l’anno senza estate». Tema diffuso da programmi televisivi inglesi e ripreso dalla Rai, in “Dietro le quinte della storia” con Piero Angela e Alessandro Barbero. Angela mostra un quadro. Si tratta di un tramonto con le navi di William Turner. «Tramonti strani», afferma Barbero.
Il professore aggiunge: «Un anno duro! L’ultima grande carestia in Europa. La causa scatenante fu l’eruzione vulcanica del Tambora in Indonesia nel 1815». Angela parla del sistema fragile del pianeta e Barbero spiega che la temperatura media, dopo il 1815, scese di un grado. Poi aggiunge con la solita enfasi: «L’Italia è stata molto colpita!» Arriva poi il tocco di classe: per il grande freddo, «Mary Shelley ne approfitta per scrivere il suo capolavoro, Frankenstein»! Non solo: nel 1816, «in Liguria si muore di fame». I contadini, quindi, emigrano in America. Sulla Costa Atlantica si gela e i contadini si dirigono all’Ovest. Angela conclude spiegando che inizia l’epopea del Far West... Si parla del pittore Turner.








