La scienza del clima nell’Antropocene non è complicata. È solo scomoda. Oggi nessun dibattito scientifico mette in discussione il riscaldamento globale di origine antropica. Il consenso è ampio e trasversale. Eppure nel Paese che per molto tempo ha guidato le classifiche internazionali dell’eccellenza scientifica c’è un presidente apertamente negazionista, che con il suo entourage si è subito impegnato ad aggredire frontalmente l’università e la ricerca. Il tutto in nome del primo emendamento della Costituzione americana e della libertà di parola.
In questo nuovo ecosistema disinformativo non ci viene negato l’accesso ai fatti; ci viene reso impossibile distinguerli dal rumore. Non ci viene tolto il diritto di informarci, ma il tempo di capire. La verità, oggi, non viene più confezionata e imposta come nei regimi del passato: viene dissolta, sommersa in un mare di narrazioni contraddittorie, fino a diventare indistinguibile dalla menzogna. Non si censura, si confonde.
È proprio in questa miscela di ambiguità, disorientamento e sfiducia che anche le questioni più urgenti e vitali si trasformano in campi di battaglia ideologici. Durante la pandemia persino mascherine e vaccini – strumenti sanitari essenziali – sono diventati bandiere identitarie. Non più presìdi medici, ma dichiarazioni di appartenenza.






