Una politica di tagli miope. Che rischia di rendere gli Stati Uniti, e un po’ anche noi, ciechi di fronte all’emergenza climatica e ai connessi fenomeni meteorologici estremi. Gli Usa, che nel secolo scorso anche grazie alla conquista e al controllo dello Spazio hanno assunto il ruolo di leader globale, nell’era Trump disinvestono e rinunciano a osservare la Terra. La scure della Casa Bianca colpisce anche le istituzioni scientifiche e quelle spaziali. A cominciare dalla Nasa e dalla Noaa, che con i loro satelliti hanno finora monitorato l’atmosfera, gli oceani, le terre emerse. Con ripercussioni sulla scienza del clima, ma anche sulla capacità di prevedere l’impatto di eventi meteo come cicloni e ondate di calore.

L’elenco dei progetti che sono stati già fermati o che rischiano lo stop è impressionante. I tagli hanno colpito in particolare il budget della Nasa per le scienze della Terra per l’anno fiscale 2026, che inizia a ottobre. E a farne le spese saranno le missioni di monitoraggio dei gas serra, note collettivamente come “Orbiting Carbon Observatory”. In particolare sono a rischio, OCO-2, un satellite vero e proprio, e OCO-3, un osservatorio montato sulla Stazione spaziale internazionale (Iss). Lavorando in tandem, misurano la composizione dell’atmosfera terrestre, tracciando le emissioni legate ai combustibili fossili e agli ecosistemi. Gli strumenti aiutano anche gli scienziati a monitorare la produttività delle piante, dati fondamentali per gli agricoltori. Ma mentre OCO-3 potrebbe essere spento e restare agganciato alla Iss, magari per essere riacceso in futuro, la dismissione di OCO-2 implicherebbe il suo spostamento in un’orbita molto più bassa: un detrito spaziale destinato prima o poi a cadere sulla Terra e a bruciare nel rientro in atmosfera.