Negli Stati Uniti, Elon Musk ha sostenuto una drastica riduzione dei meteorologi del National Weather Service, scelta che ha compromesso le previsioni della rovinosa alluvione che ha poi colpito il Texas. In Europa, Ursula von der Leyen ha, invece, fatto marcia indietro su alcune disposizioni del Green Deal, ritirando normative anti-greenwashing e depotenziando le regole su pesticidi ed emissioni. E ancora, in Italia, Giorgia Meloni ha auspicato una dilazione della normativa che prevede lo stop ai motori a benzina e diesel dal 2035. Politici e rappresentanti istituzionali sembrano spesso ignorare la gravità della crisi climatica, sottovalutandone le implicazioni ambientali, sociali, sanitarie. Sulla stessa scia, si colloca anche una parte della popolazione mondiale, che continua a negare il fenomeno o a minimizzarlo. Uno studio pubblicato nel 2024 su Scientific Reports e condotto dai ricercatori dell’Università del Michigan, negli Stati Uniti, che hanno analizzato 7,4 milioni di post su X, evidenzia che il 14,8% degli americani crede che il cambiamento del clima non sia reale. Secondo il World Economic Forum, tra le nazioni che meno si fidano dei climatologi ci sarebbero Russia, Giappone, Ucraina, con tassi di fiducia limitati al 23, 25 e 33% rispettivamente. Percentuali di scetticismo persistono anche in vari Paesi dell’Unione europea, Italia inclusa. Eppure, gli scienziati hanno da tempo lanciato un allarme unanime: il cambiamento climatico esiste ed è causato dalle attività umane. Un messaggio che, purtroppo, non sempre viene recepito a causa soprattutto di convinzioni errate, disinformazione, interessi di parte.
Perché sul riscaldamento globale neghiamo l’evidenza dei fatti
L’emergenza ambientale viene spesso considerata una questione lontana dall’esperienza quotidiana. L’ottimismo irrealistico e gli interessi economici sono tra i…






