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7 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:44
“Il punto di partenza è semplice, anche se scomodo: il cambiamento climatico non è solo un problema fisico o tecnologico, è soprattutto un problema mentale. È una minaccia che non parla il linguaggio a cui il nostro cervello è sensibile. Noi siamo bravissimi a reagire a pericoli immediati, visibili, rumorosi: un incendio, un’aggressione, una crisi improvvisa. Ma siamo molto meno attrezzati per affrontare rischi lenti, distribuiti nel tempo, che si accumulano un po’ alla volta”. Matteo Motterlini è professore ordinario di Filosofia della scienza presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove dirige il Centro di Ricerca in Epistemologia Sperimentale e Applicata (CRESA). Nel suo ultimo libro, Scongeliamo i cervelli non i ghiacciai. Perché la nostra mente è l’ostacolo più grande nella lotta al cambiamento climatico (ed. Solferino, 2025), analizza i meccanismi cognitivi alla base dell’inerzia rispetto alla crisi climatica, proponendo una soluzione pragmatica e non moralistica. “Non serve convincere le persone a ‘diventare verdi o il richiamo alla virtù”, spiega, “ma istituzioni ben disegnate: regole chiare, monitoraggio trasparente, dati pubblici e sanzioni credibili per chi inquina. Inoltre, la scelta ecologica deve diventare la più semplice e normale, facile da seguire dalla maggioranza. Questo approccio e funziona senza appelli morali o scontri”.







