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Ultimo aggiornamento: 12:59
“La filosofia è arrivata in ritardo sul tema climatico, ma le ragioni sono molteplici. Primo, non ama ‘invadere il territorio’ delle altre discipline, secondo il ruolo che poteva avere sul clima non era immediatamente chiaro”. Francesca Pongiglione insegna Filosofia Sociale all’Università San Raffaele ed è autrice del libro “L’emergenza climatica. Ripensare l’individuo in un mondo che cambia” (Il Mulino), nel quale suggerisce una via filosofica per affrontare le contraddizioni morali che il riscaldamento globale porta con sé.
Lei scrive che ci troviamo di fronte a un problema che richiede un’azione immediata ma che per varie ragioni non si riesce ad affrontare. Prime tra tutti i cosiddetti “bias cognitivi”.
Siamo di fronte a un problema con caratteristiche che complicano moltissimo la reazione comportamentale da parte dell’individuo. Prima di tutto la dimensione differita, per cui le azioni compiute oggi non hanno effetti immediati. Le emissioni di oggi, ovvero, avranno un effetto sul sistema climatico tra alcuni decenni, e il cambiamento climatico che sperimentiamo adesso è frutto delle emissioni passate. E se oggi smettessimo di rilasciare gas serra in atmosfera, dovremmo attendere diversi decenni prima di osservare un miglioramento nelle condizioni climatiche.






