di Venanzio Postiglione

Ecologia ed economia non sono mondi paralleli. Riguardano tutte e due il contesto: il piccolo mondo attorno a noi fino al mondo intero. Si deve riprendere «la via del pianeta»

Caldo. Caldo. Caldo. La stagione è partita così, a fine giugno. Tutta l’Europa come ai Tropici. La Francia stremata, tra le vittime e l’angoscia. A Berlino il record del continente. L’Italia a 40 gradi, Milano peggio di Bangkok e del Cairo. Roma ha messo i ventilatori giganti al Colosseo, Napoli ha aperto le chiese, Venezia ha concesso i musei gratis agli over 75. L’aria condizionata è il nuovo bollino sociale: chi ce l’ha, chi non ancora, chi non potrà. “In estate ha sempre fatto caldo” è la frase più ascoltata (e più fuorviante) del momento. La risposta è sempre la stessa: non così, non tanto a lungo, non con queste temperature, non con la strage dei più deboli. Il negazionismo, climatico e non solo, è una belva che si aggira tra politica, social e demagogia: “lo dimostrano quasi tutti gli scienziati” è un’affermazione (sacrosanta) che in altre epoche faceva fede. Ora meno. L’età dei fatti alternativi mette gli esperti nell’angolo. Devono difendersi. Come se fossero (loro) i responsabili. Come se diventassero sadici o buffoni quando ci spiegano, ancora una volta, che il cambiamento climatico è tanto colpa degli uomini.