Nell’edilizia, il caldo estremo è un fattore di rischio che non si può ignorare e le soluzioni tampone di governo e regioni non bastano più. Antonio Di Franco, segretario generale della Fillea Cgil, analizza le storture di un sistema in cui troppo spesso i tempi di consegna vengono anteposti alla salute dei lavoratori.

Il caldo è un problema strutturale, che torna ogni estate in forma sempre più grave. Eppure la sensazione è che rimanga un problema privato dei lavoratori, lasciati soli e con pochissimi sostegni dall’alto.

Il governo si rifiuta di accettare il mutamento climatico, che non dovrebbe essere affrontato con approccio emergenziale. In Italia invece facciamo così, con singole ordinanze regionali che spesso sono tardive. Alcune addirittura entreranno in vigore solo lunedì prossimo. Intanto, abbiamo già assistito a lavoratori che si sono sentiti male per il caldo. Basti pensare a Stefano Tonin che l’altroieri è morto nel padovano per un colpo di calore. Queste ordinanze contengono delle lacune, che costringono di fatto tutti a lavorare comunque. In molte si trova una clausola: le opere di pubblica utilità possono andare avanti nonostante il caldo. Forse gli operai vengono tutelati di più o pagati meglio per il fatto di svolgere lavori del genere? Assolutamente no. Anzi, allo stato delle cose vengono trattati come carne da macello.