Milano, 13 agosto 2026 - “Le ondate di calore non chiedono un nuovo elenco di rimedi, ma un cambio nel modo di progettare. Il clima deve entrare fin dall’inizio tra le variabili che orientano le scelte, insieme alla destinazione d’uso, alle esigenze delle persone che andranno a vivere nell’edificio e alla sua vita futura”. Così Massimo Roj, architetto e ad di Progetto Cmr, società di progettazione che ha curato interventi come il recupero dell’ex Fonderia Vedani in zona Romolo e delle Torri Garibaldi, riflettendo sul futuro di una Milano rovente. Una città che con la crisi climatica rischia di perdere punti nella classifica della vivibilità, e anche di divaricare ancor più le sue disuguaglianze.

Roj, l’architettura ha perso la sua connessione con la natura e il clima?

“Già duemila anni fa i romani rendevano gli edifici di altissima qualità usando la massa termica e la ventilazione naturale.

Oggi, spesso il valore formale ed estetico supera quello funzionale, e ci perdiamo in formalismi. L’approccio corretto è ricordare il passato per progettare il futuro, portando avanti una progettazione integrata dove architetti, ingegneri ed esperti di diversa natura lavorano fianco a fianco fin dall’inizio”.