Quando la morsa del caldo torna a strangolare il paese ci si accorge concretamente dell’inazione del governo Meloni la cui unica politica strutturale è stata chiedere in questi mesi la sospensione del sistema Ets: il meccanismo europeo per cui chi inquina paga di più. Salvo poi dover incassare l’indirizzo della Commissione Europea che vincola l’uso della flessibilità del Patto di stabilità proprio al finanziamento delle politiche per la transizione climatica. Mentre le destre attaccano uno dei meccanismi che servirebbero a mitigare gli effetti della calura generata dal cambiamento climatico, il governo si ritrova puntualmente a rincorrere l’emergenza termica con provvedimenti disarticolati.
L’ultimo Consiglio dei ministri ha varato un decreto legge Infrastrutture, approvato proprio per sbloccare i cantieri e le grandi opere. Con il il consueto fare emergenziale e improvvisato l’esecutivo ha inserito all’ultimo momento le norme per mettere in cassa integrazione in deroga i lavoratori nell’edilizia o in agricoltura colpiti di più dallo stress termico.
Il caldo è considerato una perturbazione passeggera. Per questo il decreto scarica la responsabilità della messa in sicurezza sulle spalle dei lavoratori e della fiscalità generale, senza mai incidere sulle cause strutturali del collasso climatico o sulla riorganizzazione dei tempi di produzione nelle città.














