Passare dagli interventi emergenziali decisi per «circolari» a una visione politica dell’emergenza climatica e dei suoi effetti sulla canicola. Le circolari, e i decreti ornamentali, servono a una gestione improvvisata. La visione è necessaria per un piano strutturale di adattamento che tuteli la salute pubblica, le scuole e la dignità dei lavoratori.

È questo il problema del governo Meloni colto ieri dal capo dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano secondo il quale qualche passo in avanti è stato fatto in questi anni: «È del tutto evidente che ormai da più di qualche anno si sta lavorando con dei provvedimenti che i territori e le regioni e il governo stanno mettendo in campo – ha detto Ciciliano – Sarebbe auspicabile un lavoro di maggiore respiro così da fare un discorso di procedura ordinaria per gestire nella migliore maniera possibile quella che sarà poi la contingenza».

L’auspicio è tuttavia lontano dall’essere realizzato. Il 22 giugno il Consiglio dei ministri ha varato alcune norme anti-caldo, tra cui la cassa integrazione in deroga, che entreranno in vigore il primo luglio. In un giorno in cui, stando alle previsioni, dovrebbe essere passato il primo picco di calura mortale. Un anacronismo realizzato come se non si sapesse da anni che la cappa di caldo cala a giugno e dura almeno fino al mese di luglio. In più resta il caos di ordinanze che si susseguono a tutti i livelli, a cominciare dalle regioni che vanno in ordine sparso. Ieri la procura di Padova ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo dopo che un operaio 57enne, Stefano Tonin, è morto per un malore in un cantiere a San Martino di Lupari. Stava lavorando sotto il sole delle 14,30 nonostante in Veneto sia in vigore il divieto di farlo fino alle 16. Attendiamo forse dal governo un provvedimento che sarà inutile» ha osservato Antonio Di Franco (Fillea Cgil). «A certe temperature non si deve lavorare» ha aggiunto il segretario della Cgil Maurizio Landini.