MILANO – Il riassetto di Delfin è sempre più complicato. Tanto che, per superare l’impasse, Leonardo Maria Del Vecchio scrive una lettera ai fratelli in vista dell’assemblea di Delfin del 30 giugno, documento pubblicato sul sito web dal Quotidiano Nazionale

"All'assemblea di Delfin non mi presenterò per dichiarare una rinuncia, né per raccontare un ripensamento. La mia disponibilità a completare l'operazione rimane, purché vengano ripristinate chiarezza, coerenza e sostenibilità finanziaria", scrive il finanziere milanese. "Il 30 giugno vorrò capire perché le cautele del Board siano emerse solo dopo il voto favorevole e – si legge – dopo dichiarazioni che descrivevano il riassetto come un elemento di stabilità. Vorrò capire perché, nel momento in cui si poteva voltare pagina, qualcuno abbia scelto di alzare un muro".

Nella lettera, Leonardo Maria Del Vecchio spiega che "ci sono momenti in cui parlare non è una scelta, ma un dovere". "E oggi sento la responsabilità di farlo – sottolinea – In questi mesi si è scritto molto di successione, quote, equilibri. Analisi e ricostruzioni che però non riescono a trasferire ciò che per me conta davvero. Il centro di tutto, per me, è sempre stato il rispetto della parola data, e su quella ho costruito questa operazione. Ero disposto a diventare il primo azionista di Delfin con un ruolo chiaro, assumendomi un debito molto rilevante, per dare alla holding ciò che le mancava da quattro anni: una governance stabile, una direzione, un punto di riferimento. Quella parola sembrava essere stata raccolta”.