Il dossier è tutt’altro che chiuso e sono almeno tre le opzioni sul tavolo. La prova che il riassetto di Delfin, la holding che raccoglie gli eredi del patron di Luxottica scomparso quattro anni fa, Leonardo Del Vecchio, è un cantiere tutto aperto a una settimana dall’assemblea della «chiarezza» in Lussembrugo, per usare l’immagine utilizzata dal quartogenito del fondatore, Leonardo Maria Del Vecchio. La lettera, rivolta di fatto al cda e affidata dallo stesso Leonardo Maria nei giorni scorsi al Quotidiano Nazionale, ha il sapore di un richiamo per il cda della holding, ma anche per i soci, a venire allo scoperto, a scoprire le carte rispetto allo scenario delineato con l’accordo per l’acquisto delle quote dei fratelli, Luca e Paola, nel capitale della finanziaria, da parte della LMDV Fin di Leonardo Maria Del Vecchio. Un piano complicato da un ingorgo di maggioranze e asticelle alzate nelle ultime settimane.
E dunque toccherà al board dare un segnale in vista dell’appuntamento assembleare del 30 giugno chiamato ad approvare il bilancio 2025 ma anche, nelle intenzioni di Leonardo Maria Del Vecchio, a chiudere anni di contenziosi e a ridare un equilibrio alla governance. Lì dove un ruolo centrale potrebbe averlo il presidente: Francesco Milleri, che ha definito la semplificazione «una cosa buona» e non ha mai fatto venir meno il suo sostegno al piano del quartogenito del patron di Luxottica, potrebbe convincere un board spaccato sul nodo delle garanzie chieste dalle banche da parte di Delfin, sulle manleve sollecitate dallo stesso cda e ancora sulla lettera di supporto a garanzia da dare alle banche (“di patronage”), a imboccare la via indicata da Leonardo Maria, candidato a diventare primo socio con il 37,5%. O almeno questa è la speranza di Leonardo Maria Del Vecchio. Ma il presidente, statuto alla mano, potrebbe anche illustrare scenari più estremi (più difficili da immaginare in questa fase) in caso di mancata compattezza della famiglia: e cioè la liquidazione di Delfin, che custodisce partecipazioni di peso in EssilorLuxottica, Mps, Generali, UniCredit e la francese Covivio. E questo vuol dire che il 30 giugno sarà un’occasione anche per mettere alla prova l’equilibrio familiare dopo che, il 27 aprile scorso, la vendita del 12,5% a testa di Luca e Paola era passato con sei voti su otto (e non con l’unanimità richiamata in una fase successiva), mentre l’aumento della quota di distribuzione degli utili oltre il 10% (nodo cruciale per il finanziamento da 11 miliardi legato al riassetto) è passata con sette voti su otto. Agli stessi soci potrebbe infine essere prospettata anche una terza ipotesi, seppure sia quella considerata di più difficile applicazione al momento da fonti vicine all’operazione. Secondo alcune ricostruzione di stampa, la via d’uscita dall’impasse potrebbe essere un buyback, quindi un riacquisto delle quote di Luca e Paola promosso dalla stessa Delfin, con ridistribuzione pro quota al resto dei soci (salirebbero dal 12,5% attuale al 16,66%). Una mossa che vale un impegno da 10 miliardi per la holding. I NODI Ma vediamo più nel dettaglio, i principali nodi sul tavolo che saranno al centro dei contatti tra tecnici e avvocati anche dei prossimi giorni. A partire da quello sui dividendi. Secondo le regole della holding il tetto della distribuzione è limitato al 10% ma la famiglia ad aprile aveva già espresso l’intenzione di alzare il livello all’80% (con sette voti su otto). Cosa può accadere il 30 giugno? Se per approvare il bilancio bastano cinque voti favorevoli su otto, diverso è il caso dei dividendi dove sono necessari sei voti su otto per l’aumento della quota oltre il 10% (per un cambio delle policy statutarie serve invece l’unanimità). Se ci sarà, dunque, il via libera con almeno sei voti su otto, allora sarà possibile riprendere a discutere del riassetto pensato da Leonardo Maria, con la rinuncia a tutti i contenziosi e l’acquisto del 25% di Delfin dai fratelli. Certo, il percorso resterebbe comunque complesso ma i nuovi elementi sarebbero utili alle banche finanziatrici, ai fondi e allo stesso board di Delfin per uno schema più condiviso. Un inasprimento dei rapporti tra gli otto azionisti e la mancata approvazione del bilancio rappresenta il secondo scenario più estremo. In questo caso si dovrebbe procedere alla nomina di un commissario liquidatore di Delfin. C’è poi anche uno scenario intermedio con il via al bilancio, ma non all’innalzamento del tetto dei dividendi. In questa ipotesi, il progetto di Leonardo Maria Del Vecchio sarebbe messo in difficoltà. E potrebbe farsi avanti l’opzione del buyback. Trattandosi di un trasferimento di quote tra soci esistenti, seppur per il tramite della stessa società, per l’approvazione del buyback dovrebbe bastare una maggioranza di sei soci su otto. Come scrive nella lettera Leonardo Maria Del Vecchio il 30 giugno si decide «la natura stessa e il futuro di Delfin».












