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Daniela Polizzi

Dopo il nulla di fatto in assemblea gli eredi del gruppo Luxottica hanno un punto di partenza, la perizia del Tribunale sulle quote. Ma non basta: il presidente potrebbe avere spazio per alcune mosse

L’assemblea di Delfin della scorsa settimana ha fatto ripartire da zero il cantiere del riassetto, dopo i tentativi di Leonardo Maria Del Vecchio di salire nel capitale e la proposta di Rocco Basilico di liquidare le quote in Mps, Generali e Unicredit per fornire alla cassaforte i mezzi necessari per liquidare i soci che vogliono uscire. Ma è chiaro che sotto traccia le mosse degli otto azionisti – Claudio, Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca e Clemente Del Vecchio, Rocco Basilico e Nicoletta Zampillo – proseguono per superare lo stallo. Consapevoli della necessità di rivedere assetti e governance per la holding che ha il 32,4% di EssilorLuxottica per un valore totale degli asset di circa 42 miliardi a prezzi di mercato.

Il prezzoIl segnale che tutto potrebbe ripartire, pur senza più la scadenza e l’assillo di un bilancio da approvare nell’immediato, è arrivato la scorsa settimana, quando il Tribunale del Lussemburgo ha definito il valore al quale Basilico può trasferire lo 0,4% del suo 12,5% del capitale di Delfin a una società personale, come aveva richiesto a dicembre. I giudici del Granducato hanno fissato il prezzo a 149 milioni. Assegnando quindi a tutta la holding una valutazione di 47 miliardi alla quale però hanno applicato uno sconto del 30%. Su quello 0,4% alcuni soci eredi avevano già esercitato la prelazione. A partire da Leonardo Maria che pur aveva contestato la legittimità dell’intero 12,5% di Basilico. La prelazione era stata esercitata anche da Marisa, Claudio e Clemente, ma solo su una porzione di quello 0,4%. Gli stessi Leonardo Maria, Luca, Clemente, oltre a Paola e Luca hanno richiesto il trasferimento delle loro quote a veicoli di proprietà per renderne più flessibile la gestione.