A pochi giorni dall’assemblea del 30 giugno, si riaccende lo scontro all’interno di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che controlla partecipazioni strategiche in EssilorLuxottica, Mps, Generali e UniCredit. In una lettera pubblicata da Quotidiano Nazionale (giornale del quale è editore), Leonardo Maria Del Vecchio interviene sullo stallo dell’operazione che avrebbe dovuto portarlo a diventare il primo azionista individuale della società, salendo dal 12,5% al 37,5% attraverso l’acquisto delle quote detenute dai fratelli Luca e Paola. Secondo l’imprenditore, il progetto aveva inizialmente ottenuto il sostegno necessario all’interno della holding, salvo poi arenarsi per una serie di richieste e cautele emerse successivamente. Una vicenda che, nelle sue parole, non riguarda più soltanto il trasferimento delle quote, ma il modello di governance e il futuro stesso di Delfin.

Riassetto delle quote e risiko bancario

Nella lettera, Del Vecchio sostiene che il progetto era nato con l’obiettivo di dare alla holding “una governance stabile, una direzione, un punto di riferimento”. A sostegno di questa tesi richiama il voto del 27 aprile, quando sei soci su otto avrebbero approvato il trasferimento delle quote e sette soci la nuova politica dei dividendi.