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Francesco Bertolino
A pochi giorni dall’assemblea del 30 giugno, Leonardo Maria Del Vecchio attacca il board di Delfin: chiede trasparenza sullo stop al riassetto della holding e denuncia divisioni interne e incertezze nella governance
Il riassetto da 10 miliardi di Delfin rischia di saltare, se entro il 30 giugno — data della prossima assemblea della holding — non si troverà una quadra fra banche finanziatrici, azionisti e consiglio di amministrazione della cassaforte. Leonardo Maria Del Vecchio era pronto a comprare dai due fratelli Luca e Paola il 25% della cassaforte lussemburghese che controlla EssilorLuxottica e ha partecipazioni in Mps, Generali e Unicredit. Si sarebbe così portato al 37,5%, diventando il socio di riferimento della cassaforte. Quella riorganizzazione societaria è però in bilico, come ha rivelato lo stesso Leonardo Maria in una lettera pubblicata da Qn. «All’assemblea di Delfin non mi presenterò per dichiarare una rinuncia, né per raccontare un ripensamento», scrive. «La mia disponibilità a completare l’operazione rimane, purché vengano ripristinate chiarezza, coerenza e sostenibilità finanziaria». Il riferimento è, in particolare, al board di Delfin. Alcuni suoi componenti, secondo Leonardo Maria, avrebbero fatto emergere cautele tardive sul riassetto, sulle sue condizioni, rischi e maggioranza necessarie. Responsabile dello stallo sarebbe quindi il cda.










