A quasi due anni esatti dall’estate del 2024, il Regno Unito fa ancora i conti con pogrom, cacce all’uomo e spedizioni punitive contro persone razzializzate, migranti, rifugiati, musulmani o semplicemente percepite come “straniere”. Lo schema è analogo a quanto visto dopo gli accoltellamenti di Southport: un fatto di cronaca violento viene isolato dal suo contesto, associato a un gruppo sociale razzializzabile e trasformato in prova generale contro intere comunità.
Una dinamica alimentata dalla diffusione di voci false o non verificate, indirizzi condivisi online, appelli a scendere in strada; influencer dell’estrema destra che si lanciano come avvoltoi, politici che soffiano sul fuoco e i media che, in nome di una falsa neutralità, concedono alla violenza una cornice rispettabile. A cambiare sono le città coinvolte: nel giugno 2026 il centro della violenza è Belfast, con ramificazioni in Scozia, soprattutto a Glasgow.
L’innesco è un’aggressione con coltello avvenuta lunedì 8 giugno a nord di Belfast. Stephen Ogilvie, un tecnico radiologo di 44 anni, è stato gravemente ferito. Hadi Alodid, 30 anni, originario del Sudan, è stato accusato di tentato omicidio, possesso di un coltello e minacce di morte. La famiglia di Ogilvie ha chiesto che la tragedia non venisse usata per dividere le persone o alimentare ostilità, definendo “profondamente dolorosa” la circolazione di informazioni false online. Ma l’appello è arrivato quando il meccanismo era già partito: il video dell’aggressione circolava su X, figure dell’estrema destra lo rilanciavano, e il caso veniva già incastrato nella narrazione dell’“invasione”, della “sicurezza” e della colpa collettiva degli stranieri. Tra queste, Elon Musk e l’influencer di estrema destra Tommy Robinson.













