È caccia al migrante a Belfast, da quando l'8 giugno Stephen Ogilvie, un quarantenne tecnico radiologo, è stato accoltellato brutalmente da Hadi Alodid, un rifugiato sudanese. Il video dell'aggressione è diventato virale sui social, contribuendo a fomentare l'odio razziale dell'ultradestra in tutto il mondo. Ma quello che sta succedendo in città - coordinato per buona parte anche sui social - ha i contorni di un pogrom. Oltre agli scontri tra polizia e bande armate, i gruppi di manifestanti anti-migranti hanno preso di mira le case dei rifugiati, tentando di darle alle fiamme. In un video ripreso dall'Ansa, la testimonianza di un migrante di origine nigeriana. "Se una persona commette un reato...non significa che siamo tutti così. Ho vissuto anche in Inghilterra, ma penso che qui siano più razzisti. Sì, ho paura", dice il 20enne, ripreso dalle telecamere nel quartiere dove si sono verificati diversi episodi di violenza. Al suo fianco c'è un giovane di 18 anni, che racconta di come la madre - spaventata da quello che sta succedendo - voglia "tornare in Nigeria". Nella notte tra giovedì 11 e venerdì 12 giugno nel nord di Belfast, nella zona di Shore Road, le unità di polizia e i vigili del fuoco sono intervenuti dopo che un'abitazione è stata presa di mira in quello che viene considerato come un tentativo di incendio doloso. Nonostante i media internazionali riportino come l'ultima notte sia stata relativamente "tranquilla" rispetto alle due precedenti e come la protesta sembri vicina a spegnersi, resta la paura dei migranti e dei rifugiati a testimoniare quanto successo in città.