Nella notte tra il 9 e il 10 giugno le strade di Belfast sono tornate a bruciare, sconvolte da un’ondata di violenza anti-immigrazione esplosa con ferocia inaudita in diversi settori a maggioranza unionista/protestante della città. Un’escalation che ha trovato il pretesto perfetto in un grave fatto di cronaca nera avvenuto la sera precedente, lunedì 8 giugno, sempre nel capoluogo nordirlandese.

Lunedì 8 giugno, intorno alle 23:30 ora italiana, un cittadino scozzese di circa 40 anni, Stephen Ogilvie, viene aggredito in mezzo alla strada in un quartiere a maggioranza nazionalista/cattolica adiacente a New Lodge, una delle roccaforti dell’Ira ai tempi dei Troubles.

L’ASSALITORE SI AVVENTA sulla vittima con un coltello da cucina colpendola alla testa, al volto e al collo. Un video girato con il cellulare da una persona del quartiere, che inizia subito a girare sul web, mostra l’inizio di un vero e proprio tentativo di decapitazione. A quel punto tre uomini intervengono per fermare l’aggressore. Uno di loro afferra una mazza da hurling (lo sport tradizionale irlandese) e colpisce l’uomo, salvando la vita a Ogilvie.

La vittima viene portata in ospedale in gravi condizioni; la mattina dopo arriverà la notizia che ha perso l’occhio sinistro. Gli agenti della polizia nordirlandese, la Psni, fermano l’aggressore: si tratta di Hadi Alodid, un cittadino sudanese di 30 anni, in possesso di un regolare visto di cinque anni ottenuto nel 2023, arrivato a Belfast via Parigi e Dublino.