Uomini col volto coperto che sfondano porte, danno alle fiamme le case e conducono una caccia agli stranieri intimando loro di andarsene. È quanto successo nella notte di terrore tra martedì e mercoledì per le strade di Belfast, al centro di una violenta ondata di disordini anti-migranti di una portata senza precedenti. Violenze seguite all'accoltellamento brutale del quarantenne Stephen Ogilvie, un tecnico radiologo del servizio sanitario pubblico (Nhs) originario della Scozia, da parte del rifugiato sudanese Hadi Alodid, comparso davanti al tribunale della città per la formalizzazione dell'accusa di tentato omicidio.

Ora si temono nuovi scontri e cresce la paura che la protesta dilaghi e finisca fuori controllo. A Belfast le scuole rimangono chiuse per precauzione. Le immagini scioccanti e le testimonianze finite su media e social mostrano persone portate in salvo dalla polizia su veicoli blindati mentre le abitazioni bruciano alle loro spalle, teppisti organizzati in gruppi che battono intere vie lanciando molotov contro auto, mezzi pubblici ed edifici, andando alla ricerca di cittadini di origine africana e in generale di stranieri.

I numeri dell'ondata di violenza, alimentata sui social dai gruppi dell'ultradestra, danno conto di due agenti feriti, almeno tre uomini arrestati, di cui uno già incriminato per vandalismo e aggressione di un poliziotto, otto famiglie rimaste senza casa che hanno chiesto un alloggio di emergenza, e 62 interventi dei pompieri per spegnere gli incendi appiccati in quello che è stato definito un "pogrom".