Seconda notte di disordini a Belfast dopo l’accoltellamento di un tecnico sanitario. L’uomo accusato, un rifugiato sudanese di 30 anni, è in custodia cautelare. Ma in città si registrano diversi disordini: prese in mira le abitazioni ritenute occupate da migranti. E tra i residenti cresce la paura: Anselme Shima, originario del Congo, racconta “Ho paura. Mi chiedo se sarò il prossimo”.

Auto bruciate a Belfast

Seconda notte di violenze a Belfast. La tensione nella capitale dell'Irlanda del Nord non si è fermata con il passare delle ore. Gli incendi, gli scontri e gli episodi di disordine si stanno moltiplicando. Al centro della vicenda c’è un rifugiato sudanese di 30 anni, accusato di aggressione nella serata di lunedì, 8 giugno, nella zona di Kinnaird Avenue.

L’uomo è comparso davanti al tribunale dei magistrati di Belfast in videocollegamento ed è stato messo in custodia cautelare. Secondo quanto riferito in aula da un detective, la vittima, un tecnico radiologo di 40 anni, avrebbe riportato gravi lesioni all’occhio sinistro. Le accuse comprendono anche il possesso di arma bianca e minacce di morte rivolte a un operatore sanitario durante le cure. La polizia sostiene che l’aggressore sia stato trovato ancora sopra la vittima al momento dell’intervento, armato di un coltello da cucina. In ospedale avrebbe poi dichiarato: “Ho ucciso qualcuno, non so se sia morto” e “Ti ucciderò”, rifiutando l’assistenza legale tramite interprete. Il video dell’aggressione, diffuso rapidamente online, ha contribuito ad alimentare la tensione. Nelle ore successive si sono moltiplicati gli incendi di quelle che si ritengono abitazioni occupate da immigrati, roghi di cassonetti e di un autobus, oltre a lanci di oggetti contro la polizia. Alcune famiglie sono state evacuate dalle proprie case, mentre i vigili del fuoco sono intervenuti per mettere in salvo alcuni residenti rimasti intrappolati.