Il voto porta con sé una buona notizia e molte cattive. Il fronte composito di forze sociali che ha bocciato il quesito sulla giustizia al referendum non è un “popolo della sinistra”. Fare alleanze è essenziale, come importanti sono i profili di leader e candidati; ma niente di questo basta, se il profilo dell’offerta politica non è riconoscibileDopo appena due mesi dalla vittoria del No al referendum costituzionale, la sconfitta a Venezia e a Reggio Calabria è stata senza dubbio una doccia fredda per il centrosinistra. A volte, però, una doccia fredda è quel che serve a riprendersi da una sbornia, riacquisire lucidità, e rimettersi a camminare. Il voto alle amministrative è stata la prima conferma empirica di un’indicazione emersa molto chiaramente già all’indomani dell’appuntamento referendario: il fronte composito di forze sociali chPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Giorgia SerughettifilosofaGiorgia Serughetti è professoressa associata di Filosofia Politica all’Università di Milano-Bicocca. Ha scritto saggi su questioni di genere e teoria politica, con particolare attenzione a fenomeni migratori, sessualità, violenza contro le donne e movimenti femministi.
Dopo le comunali l’illusione è finita, la sinistra non può restare a guardare
Il voto porta con sé una buona notizia e molte cattive. Il fronte composito di forze sociali che ha bocciato il quesito sulla giustizia al referendum non è un “popolo della sinistra”. Fare alleanze è essenziale, come importanti sono i profili di leader e candidati; ma niente di questo basta, se il profilo dell’offerta politica non è riconoscibile














