«L’argomento con cui il "No" ha vinto è stata la difesa della Costituzione, non dei magistrati. Basti pensare alla famiglia del bosco, a Garlasco o a tante altre storie che dimostrano come una determinata categoria stia perdendo credibilità. La destra, stavolta, è stata sconfitta solo perché non ha fatto una campagna sul referendum. Ma questo non significa che ci sia una debacle alle politiche. Il 1994 per chi esulta dovrebbe essere più di un semplice monito». È quanto sostiene Tiziana Maiolo, giornalista e già parlamentare.
Ritiene una mossa vincente “sottovalutare” quanto venuto fuori nell’ultima consultazione elettorale?
«Parliamo di un risultato, a tutti gli effetti, politico. Mentre tutti i comitati, insieme a qualche esponente di partito, vedi Giorgio Mulè, coordinatore della campagna di Forza Italia, si sono dati da fare, i partiti di maggioranza, quelli che si sarebbero dovuti impegnare più di tutti, hanno sottovalutato una battaglia fondamentale».
Un grave errore?
«La storia degli ultimi cinquanta anni ci insegna che il tema della giustizia è stato determinante. Ha fatto nascere e cadere governi. Ha ragione il direttore Capezzone quando scrive che Meloni ha buone probabilità di vincere tra un anno e mezzo. Il voto referendario non ha nulla a che vedere con quello politico. Detto ciò, occorre subito svoltare, distinguersi per una proposta chiara e soprattutto non abbandonare un tema fondamentale che ha sempre condizionato, e non poco, gli equilibri».









