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Dopo la vittoria del No al referendum costituzionale sulla magistratura, a marzo, era parso chiaro a molti osservatori e analisti che a determinare quel successo aveva contribuito in larga misura il voto di un’ampia parte di elettori che solo in parte si riconosceva nei partiti tradizionali del centrosinistra, e che aveva preferito spesso astenersi negli ultimi anni. La vittoria delle opposizioni, dunque, non sembrava da attribuire direttamente ai partiti di opposizione, quelli della coalizione chiamata “campo largo” (che tendenzialmente comprende PD, M5S, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva).
Le elezioni amministrative di domenica e lunedì forniscono ora, per la prima volta, un primo dato concreto che consolida questa analisi. È un dato parziale e non univoco, ma significativo.
A Venezia, nell’unico capoluogo di regione dove si votava, il centrosinistra era fiducioso anche sulla base del risultato referendario: per il No avevano votato 63.500 persone, che in quel caso corrispondevano al 55,1 per cento. Stavolta le liste a sostegno del candidato progressista Andrea Martella hanno ottenuto, nel complesso, 43.200 voti, il 39,2 per cento. A destra è stato l’opposto: da 51.700 voti per il Sì al referendum si è passati a 56.300 per Simone Venturini, capace di prenderne con la sua sola lista 32mila.









