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Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia è stato vinto dal No con il 53,7% dei voti, circa 15 milioni di voti assoluti, mentre il Sì ha ottenuto poco più del 46%, pari a circa 13,2 milioni di voti.
La vittoria del No ha respinto quindi la riforma della magistratura voluta dal governo di Giorgia Meloni, che modificando sette articoli della Costituzione avrebbe voluto separare le carriere di giudici e pubblici ministeri, ma anche sdoppiare il Consiglio superiore della magistratura, eleggere i suoi membri con un sorteggio e creare un’Alta corte per giudicare i magistrati. Niente di tutto questo si farà.
Il voto di domenica e lunedì è stato sorprendente e significativo soprattutto per l’affluenza, molto alta per un argomento all’apparenza piuttosto tecnico e soprattutto più alta rispetto alle elezioni più recenti. In tutta Italia ha votato il 58,9% delle persone aventi diritto, un risultato finale molto vicino alle elezioni politiche del 2022, quando votò il 63,9%.
Nessun istituto che nelle settimane precedenti al voto aveva realizzato sondaggi sul referendum aveva previsto un’affluenza simile, ma fin dal ritmo di voto registrato domenica si è capito che sarebbe stata superata la soglia del 50%. Rispetto ai referendum costituzionali più recenti, solo quello del 2016 sulla riforma per l’abolizione del bicameralismo perfetto, che con la vittoria del No portò l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi a dare le dimissioni, aveva avuto un’affluenza maggiore, al 65,5%.










