Sono (anche) i numeri, a livello generale e a maggior ragione sui singoli territori, a dare il peso alla vittoria del No al referendum sulla riforma della giustizia. Perché se il boom inaspettato dell’affluenza alle urne nel Paese ha prima sballato le previsioni sul voto, e poi ne ha reso ancora più politico l’esito, il dato finale che certifica l’orientamento degli italiani sul tema vale un messaggio più che chiaro. A livello nazionale, il plebiscito immaginato dalle forze di governo si è trasformato in un plebiscito al contrario: più un avvertimento al centrodestra che ha provato a cambiare la Costituzione, in realtà, che un’investitura al centrosinistra che l’ha difesa. A livello locale, i numeri e le dimensioni della partecipazione e della vittoria del No sul Sì fotografano nuovi equilibri e tendenze ritrovate. Dalla Genova dell’era della sindaca Silvia Salis, dove il voto per il No ha vinto a valanga, all’Imperia dell’intramontabile Sciaboletta, il sindaco Claudio Scajola, che ha visto votare la sua città contro al Sì per cui si è tanto speso.

Con l’affluenza al 62 per cento, quattro punti in più della media nazionale, il voto referendario in Liguria è stato più che netto. Il No ha vinto con il 57 per cento sul 42 del Sì, 416mila voti contro 313mila. A Genova la differenza più marcata: 64 per cento contro 35,9, quasi trenta punti, con il 63 per cento dell’affluenza. Un quadro che conferma e supera pure l’orientamento già visto agli ultimi appuntamenti elettorali, Regionali, Europee e Comunali comprese: la certificazione della particolarità degli anni in cui la città ha virato a destra. Poi viene Savona, 61,75 contro il 38,2, con il 62,2 dell’affluenza. Alla Spezia il No ha prevalso con il 55 per cento, sul Sì al 44,5. La sorpresa vera è il dato del Comune di Imperia, al centro dell’unica provincia dove ha vinto il Sì sul territorio ligure (52 a 47), dove il No prevale con il 55 per cento contro il 44,85 del Sì: più di 2mila voti di distacco che in città c’è già chi interpreta come una possibile nota di sfiducia nei confronti del sindaco Scajola, che in questi mesi aveva sposato la causa del Sì in iniziative e uscite pubbliche.