Il Referendum giustizia ha mobilitato una grande fetta dell'elettorato italiano con una affluenza (alle 23 di domenica sera al 46 per cento) che ha superato quote che nessuno aveva pronosticato alla vigilia del voto. Ora è il momento dello spoglio. La partita per il fronte del No è importante come lo è per la maggioranza di governo che sostiene il Sì. In ogni caso, Giorgia Meloni ha chiarito più volte che l'esito di questa consultazione referendaria non cambierà il suo percorso a palazzo Chigi, con buona pace di chi sogna spallate. Secondo le analisi della vigilia, un'affluenza alta, intorno al 52-55%, avrebbe dovuto favorire il fronte del Sì. Il punto è che l'affluenza ha sfondato quella quota, e di gran lunga, avendola già quasi raggiunta domenica sera: un dato, dunque, di difficile lettura anche per gli istituti demoscopici.

Per cosa si vota - Il quesito chiede di approvare o respingere la legge di revisione costituzionale (pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025) che modifica articoli chiave (87, 102, 104, 105, 106, 107, 110) per separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri, istituire due CSM distinti (uno per giudicanti e uno per requirenti), introdurre il sorteggio per parte dei componenti dei CSM (riducendo il peso delle correnti) e creare un'Alta Corte disciplinare autonoma per giudicare i magistrati.Con il Sì si conferma la riforma; con il No la si boccia, mantenendo lo status quo. Non è previsto quorum: il risultato vale comunque.