Al referendum sulla giustizia, o meglio sulla magistratura, vince il No. I contrari alla riforma hanno raggiunto il 53,3%, contro il 46,7% del Sì. L'affluenza, invece, si è attestata al 58,9%, ben oltre le previsioni della vigilia.Il cuore della riforma era la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: oggi fanno parte dello stesso ordine e condividono il percorso professionale, mentre le modifiche proposte avrebbero distinto in modo netto le due carriere rendendole autonome e non più interscambiabili.A questo si affianca una revisione del sistema di autogoverno della magistratura. Il Consiglio superiore della magistratura (Csm) verrebbe infatti diviso in due organi distinti, uno competente per i giudici e uno per i pubblici ministeri, superando l’attuale struttura unitaria. Un altro elemento centrale riguarda il metodo di selezione dei componenti togati del Csm tramite sorteggio.L’obiettivo dichiarato dal governo Meloni era ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura, modificando gli equilibri nella rappresentanza. La riforma prevedeva inoltre l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, un nuovo organo incaricato di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati, sottraendo questa funzione al Csm e introducendo un livello separato di controllo.I risultati definitivi e cosa succede oraIl No si è imposto in quasi tutta Italia con un percentuale del 53,3 contro il 46,7% del Sì. Nelle regioni che da sempre sono lo zoccolo duro del centrodestra, in particolare Lombardia, Veneto e il Friuli Venezia Giulia, il Sì ha avuto la meglio.Le regioni che hanno registrato un'affluenza più bassa sono state anche quelle dove il No ha raggiunto percentuali più alte. A tal proposito, l'affluenza in Campania ha di poco superato il 50%, ma il No ha superato il 67%. A conferma che a recarsi alle urne, sono state, dapprima, le persone più coinvolte dalla riforma e che quindi si sono recate alle urne a tutela della Costituzione. Toscana ed Emilia-Romagna, invece hanno giocato una partita a sé. Qui infatti il centrosinistra da sempre governa i territori e l'alta affluenza non è coincisa – a differenza di Lombardia e Veneto – con un testa a testa.L’esito del referendum ha effetto immediato: la prevalenza del No, infatti, garantirà che l'assetto attuale della giustizia italiana resti invariato.Gli exit poll, le rilevazioni effettuate all’uscita dei seggi che forniscono una prima indicazione sulle scelte degli elettori, avevano già confermato la vittoria del No. L'istant poll di SkyTg24/Youtrend dava infatti il Sì al 48,5% e il No al 51,5%.“Rispettiamo la decisione degli italiani, andiamo avanti con responsabilità", ha commentato su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: "La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale, l’abbiamo sostenuta fino in fondo e abbiamo rimesso la scelta ai cittadini e i cittadini hanno deciso e noi chiaramente rispettiamo la loro decisione”.Il ministro della Giustizia Carlo Nordio prende “atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico".Secondo il leader politico del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte questo esito “è un avviso di sfratto. I cittadini non intendono dare carta bianca al governo per la riforma sulla giustizia, sono diffidenti che le battaglie combattute dal centro destra siano quelle giuste”.Duro anche il commento di Matteo Renzi, leader di Italia Viva: “Meloni perde di 10 punti, che fa? Fischietta? La figlia del popolo non ha più il consenso. Io quando ho perso il referendum ho lasciato Palazzo Chigi e la segreteria del Pd, lei da che si dimette?”.Per Rosy Bindi, nel consiglio direttivo del Comitato società civile per il no “il risultato è per la Costituzione, non chiederemo mai le dimissioni di nessuno. Ricevere il consenso popolare non significa governare senza rispettare la Costituzione", ha commentato a SkyTg24.“È stato un No a una riforma sbagliata che alterava i principi della Costituzione”, commenta la segretaria del Partito democratico Elly Schlein. “Tra i 18 e i 34 anni ha vinto il No, hanno fatto la differenza i giovani, nonostante non potessero votare fuorisede. Dal voto di oggi e da questa straordinaria partecipazione arriva un messaggio politico forte. Con questo risultato il paese chiede anche un'alternativa", conclude la leader del Pd lanciando anche una stoccata al fatto che sia stato negato ai fuorisede di votare nel comune di domicilio.L'affluenza alle urne sfiora il 59%L'affluenza finale si attesta al 58,9%.L'affluenza era già da record dopo la prima giornata, con il 46,07%. Al primo giorno quindi aveva già votato quasi la metà degli aventi diritto. Il dato finale, quindi, supera largamente le previsioni della vigilia secondo cui la partecipazione finale si sarebbe attestata attorno al 48%.I dati ufficiali vengono raccolti dal sito del Viminale, Eligendo, dalle oltre 61mila sezioni elettorali distribuite su tutto il territorio nazionale.