Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si è chiuso con la vittoria del No (53,74% contro 46,26% del Sì). La riforma sulla separazione delle carriere, lo sdoppiamento del CSM e l’Alta corte disciplinare al momento non verranno realizzati e sfuma il sogno di una vera riforma della giustizia. E anche in questa tornata elettorale non può mancare l’analisi dell’Istituto Cattaneo che spiega il risultato con due fattori principali: l’astensionismo asimmetrico e il voto divergente. Gli elettori di centrosinistra e Terzo Polo hanno partecipato in massa (astensione quasi zero), mentre quelli di centrodestra si sono astenuti in misura simile agli elettori M5S (13-15%).
Decisiva è stata soprattutto la forte mobilitazione dell’elettorato pentastellato, che ha votato in percentuale molto superiore rispetto alle Europee e alle Regionali. Nel centrodestra, invece, circa il 12-15% degli elettori del 2022 non è andato a votare. L’Istituto Cattaneo sottolinea un dato fondamentale: se il tasso di partecipazione del centrodestra fosse stato pari a quello del centrosinistra, il Sì avrebbe guadagnato circa 4 punti percentuali. Gli elettorati si confermano piuttosto fedeli ai rispettivi campi, con poche defezioni (voto divergente minimo), tranne nel Sud dove una quota variabile di elettori di centrodestra ha votato No.















