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Ultimo aggiornamento: 13:16

Il referendum ha respinto la riforma della giustizia, con circa il 54% di No e un’affluenza intorno al 59%. Il dato più interessante è che i giovani, in massa, si sono espressi contro la proposta del governo e, con loro, molti che di solito non votano: non per sostenere qualcuno, ma per fermare qualcosa. Si sono trovati d’accordo con le opposizioni, ma solo per dire No, non per dire sì a un programma, visto che la proposta era semplicemente di lasciare le cose come sono.

L’esito del referendum non è stato una vittoria dell’opposizione, ma una crepa nel sistema. Se le opposizioni la vogliono trasformare in qualcosa di più, devono fare una cosa semplice da dire e difficile da fare: chiarirsi idee e obiettivi. Non basta unirsi in cartelli e formule elettorali unitarie. È il contenuto.

Oggi i vari rappresentanti dell’opposizione hanno posizioni incompatibili su quasi tutti i temi decisivi: per questo gli elettori intermittenti non si fidano e, quindi, non votano. Il referendum ha mostrato che esiste uno spazio politico reale, fatto di persone che rifiutano l’offerta attuale e che, quando percepiscono un rischio, si attivano. Dire No non basta: bisogna offrire opportunità. Quel blocco sociale ha alcune caratteristiche precise, e i temi su cui si muove sono molto concreti.