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Ultimo aggiornamento: 6:08
Ha vinto il No. Ed è stata una grande prova di democrazia. Con questo referendum si è giocata una partita ben più importante di quanto immaginiamo. Chi ha votato No ha capito che, con la riforma sulla separazione delle carriere, non era in gioco soltanto l’equilibrio tra magistratura giudicante e requirente, ma l’indipendenza stessa della magistratura.
L’esito, comunque, non era affatto scontato, né bastava un opuscolo divulgativo per far comprendere in che modo sarebbe cambiata la nostra Costituzione. Serviva un grande lavoro sul territorio e i comitati nati a sostegno del No lo hanno portato avanti straordinariamente. E questo anche grazie all’impegno profuso da magistrati e avvocati che hanno illustrato le falle che si celavano dietro la riforma.
Non ho mai creduto agli slogan del tipo “il magistrato pagherà per i suoi errori” o “non ci sarà più un caso Tortora”, perché non li ritenevo veri argomenti. La riforma costituzionale non avrebbe influito sulle responsabilità dei magistrati né avrebbe impedito altri errori giudiziari, anzi. Come già ribadito nel mio precedente post, il rischio che una magistratura requirente potesse sfuggire alle proprie responsabilità e finire, successivamente, nelle mani della politica: sarebbe stata una conseguenza naturale della riforma.








