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Ultimo aggiornamento: 11:01

Un risultato come quello conseguito dal No, nel referendum sulla magistratura, non era atteso, né per l’entità della partecipazione elettorale, in epoca di diserzione dal voto, né tantomeno per il distacco netto, due milioni di voti, che ha marcato indelebilmente l’esito che ha bocciato il progetto della destra di mettere in un angolo la magistratura, sovvertire l’equilibrio tra i poteri dello Stato e con esso l’ordine costituzionale.

Occorre tornare a precedenti lontani nel tempo. Il referendum sull’acqua pubblica del 2011, in cui la volontà di difendere il prezioso bene comune dalla privatizzazione superò inaspettatamente il quorum e respinse quel progetto, poi imposto surrettiziamente nei fatti aggirando le norme con autorevoli complicità. L’altro referendum di portata storica, nel 1974, fu la vittoria del No in difesa dell’introduzione del divorzio, che una Dc retrograda voleva cancellare. Straordinario risultato che segnò un’intera fase della recente storia politica del Paese.

In entrambi questi eventi, come nell’ultimo appena terminato, hanno svolto un ruolo fondamentale – oltre le forze organizzate dei partiti di opposizione, questa volta compattamente uniti nel contrastare la riforma, seppur con qualche defezione interna rivelatesi ininfluente – le organizzazioni della società civile, in primis la Cgil e le grandi associazioni per la Costituzione, Anpi, Arci, Libera, Acli e altre, riunite nel comitato della società civile per il No.