Visto? In soli due mesi il campo largo ha dissipato la rendita raccolta col No al referendum. I risultati delle amministrative non rilanciano la destra, che vince due città importanti (Venezia e Reggio Calabria); per contro cancellano l’illusione che il traino del risultato referendario trascini il centrosinistra alla vittoria delle Politiche. Era chiaro da subito: il referendum era una chiamata alle armi in difesa della Costituzione e la risposta c’era stata: dai giovani e persino da elettori di destra schifati dal golpe tentato da Meloni. Ma da lì ad arruolare quei cinque milioni di voti in blocco nelle file del campo progressista passava la distanza che c’è fra i monti e il mare.

Referendum e elezioni politiche sono due mondi diversi e quasi incomunicabili fra loro e la politica non è aritmetica: i voti vanno guadagnati sul campo offrendo proposte politiche chiare e coraggiose. Sotto questo aspetto il referendum ha impartito a tutti (destra e sinistra) una lezione precisa: non si catturano elettori renitenti parlando il politichese, salmodiando formule astratte, facendo lo slalom fra ai problemi elencati come la lista della spesa, senza offrire soluzioni praticabili e oneste. Metterci la faccia, insomma. Con coraggio. Questa è la ricetta vincente. Abbandonare i tatticismi, gli equilibrismi, le mediazioni interne per accontentare tutti, specialità nelle quali eccelle il Pd, prigioniero delle sue tante contraddizioni.