di
Ornella Sgroi
Il ciclista-imprenditore acquistò e fece restaurare la villa medicea, oggi patrimonio dell'Unesco e attivo polo culturale del Pratese
(BdI n. 1.092) È tempo di Giro d’Italia e c’è una storia che, sulle due ruote di una bicicletta, unisce due luoghi distanti tra loro. Una cittadina sul mare vicino a Savona, Celle Ligure, oggi parte del circuito dei Borghi più belli d’Italia, e un piccolissimo borgo medievale vicino a Prato, Artimino, tra le colline toscane di Carmignano, dominate dalla villa medicea La Ferdinanda. A unirli è la storia di Giuseppe Olmo, detto Gerin, asso del ciclismo negli anni Trenta. Nato nel 1911, a vent’anni Olmo è stato campione italiano e argento ai Mondiali dilettanti del 1931, a ventuno vince la medaglia d’oro a squadre alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932. Gareggiando da professionista dal 1933 al 1942, conquista nel 1935 il record dell’Ora infrangendo il muro dei 45 chilometri orari e vince nel 1936 il titolo nazionale e venti tappe del Giro d’Italia. Pedalando accanto, e spesso davanti, ai grandissimi del ciclismo: Girardengo, Binda, Guerra, Bartali e un giovanissimo Fausto Coppi.
Il piccolo (e talentuoso) Gerin e lo spartiacque della guerra«La storia del nonno è straordinaria» racconta la nipote Annabella Pascale, 46 anni, terza generazione attiva nel gruppo industriale di famiglia, fondato dal campione a partire da una prima piccola fabbrica di biciclette, la Olmo Cicli, aperta nel 1939 nella sua città di origine. «Erano sei figli, tra maschi e femmine, in una famiglia umile di Celle Ligure, un paesino di pescatori dove questo bambino sfrecciava velocissimo in bicicletta. Un allenatore andò dalla madre e le disse "Deve fargli mangiare tanta carne, perché io lo posso fare diventare un gran corridore". E lei gli rispose "I miei figli mangiano tutti uguali". Li aveva da sempre abituati a condividere"». Di Giuseppe Gerin Olmo restano pochi cimeli, perché la sua carriera è attraversata dalla Seconda guerra mondiale, che come ogni conflitto cancella storie, tracce, memorie. Eppure il suo nome resta legato a un luogo molto speciale per la famiglia Olmo, ma anche per il patrimonio artistico e storico italiano. Si tratta appunto della villa medicea di Artimino, detta La Ferdinanda perché voluta dal granduca Ferdinando I de' Medici, che nel 1596 - colpito dalla bellezza del luogo durante una battuta di caccia - ne affidò il progetto all’architetto Bernardo Buontalenti.













