Milano non è mai stata capitale d’Italia, eppure del nostro paese è stata a lungo capitale delle biciclette e del ciclismo. Dai primi anni del Novecento fino a quasi la fine del secolo, il capoluogo lombardo era il principale centro di produzione di biciclette, tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta addirittura quasi una su tre di quelle che circolavano in Italia era prodotta nella provincia di Milano. Milano era la città della Bianchi e della Taurus, della Gloria e della Frera, di quel sarto dell’acciaio che era Faliero Masi.E poi era la città dalla quale le corse partivano e dove alcune arrivavano. C’era la Milano-Sanremo e il Giro di Lombardia, la Milano-Torino e la Milano-Vignola, la Milano-Mantova e la Milano-Modena. C’erano circuiti e criterium, riunioni su pista e Sei giorni. C’era soprattutto il Giro d’Italia.Il Giro d’Italia è nato a Milano. Lì aveva sede il giornale che lo creò, la Gazzetta dello sport. E da Milano è partito per la prima volta alle 2:53 del 13 maggio 1909, precisamente dal Rondò di Loreto (ora piazzale Loreto). E a Milano si concluse diciassette giorni, otto tappe e 2.447,9 chilometri dopo, il 30 maggio. Quel giorno, in un’Arena “gremita fino all’inverosimile di gente” che “non può paragonarsi che a quello di una plaza de toros durante una corrida real. Lo stesso abbarbagliante rimescolio di colori disteso in ampio giro sotto il sole veemente, lo stesso brivido di ventagli, lo stesso entusiasmo latino. Uno spettacolo meraviglioso”, scriveva il Corriere della Sera il giorno dopo, vinse Dario Beni da Roma. Il vincitore della prima edizione della corsa fu invece Luigi Ganna che al direttore della Gazzetta, Armando Cougnet, riassunse in una frase la fatica provata in quei giorni di corsa: “Me brüsa tanto el cü!”.Il Giro ha continuato a partire da Milano quasi ininterrottamente da Milano fino al 1959 (a eccezione di qualche edizione iniziate altrove: a Roma nel 1911 e nel 1929, a Messina nel 1930, a Palermo nel 1949 e nel 1954). E sino al 1980 ha continuato ad arrivare nel capoluogo lombardo (anche in questo caso con qualche saltuaria pausa). E anche quando o iniziava o terminava lontano da Milano per Milano ci passava almeno per una tappa. D’altra parte, diceva Vincenzo Torriani, storico patron della corsa rosa, “difficile pensare al Giro d’Italia senza almeno una sosta nella città dove tutta questa storia è cominciata”.Vincenzo Torriani era cresciuto a una scuola antica, ormai scomparsa.Dal capoluogo lombardo non parte più niente e niente arriva. Pure la Milano-Sanremo parte da Pavia dal 2024 (e prima, per una edizione, da Abbiategrasso).Milano ha scelto anni fa di abbandonare il grande ciclismo, tenendosi però le biciclette, si è dotata di una rete di ciclabili che hanno infastidito e continuano a infastidire gli automobilisti, almeno quelli che continuano a concepire le strade come luogo esclusivamente dedicato alle automobili. Per non infastidirli ulteriormente, sono comunque voti, le varie giunte meneghine hanno deciso di fare a meno del ciclismo. Non sia mai che per qualche ore non si possa guidare ovunque si voglia. Anche perché ospitare il Giro adesso costa, tra i centocinquanta e i duecentocinquantamila euro (una partenza invece tra gli ottanta e centomila euro). E ha un costo per tutti, anche per la città della Gazzetta dello sport e che questa corsa l’ha vista nascere.Certo saltuariamente la corsa rosa è tornata a Milano e lungo le sue strade si è riversata la solita folla festosa, perché il Giro sa essere festa, una meravigliosa festa rosa. E ogni tanto il comune si è pure ricordato degli anni gloriosi della Milano capitale del ciclismo e di quell’impianto che ci invidiano anche in Francia e nel Regno Unito, il velodromo Vigorelli, che forse è non è più buono per ospitare i grandi eventi del ciclismo su pista marchiato Uci – ossia tutte le manifestazioni internazionali ufficiali – ma resta per fascino e per rodaggio della gamba uno dei migliori ovali al mondo. Velodromo salvato dal disuso e dall’incuria da un gruppo di appassionati e volontari convinti che Milano non potesse non avere il suo velodromo.Domenica 24 maggio, il Giro d’Italia torna a Milano. Il traguardo della quindicesima tappa sarà posizionato a corso Venezia, all’altezza dei giardini Indro Montanelli. La corsa ci arriverà quasi certamente con una volata di gruppo, perché una frazione di 157 chilometri con appena 200 metri di dislivello è difficile che possa andare altrimenti.Nei giorni precedenti il comune, con il sostegno di Milano sport, ha organizzato gare giovanili ed eventi, sportivi e no, al Vigorelli, in quell’anello di legno un tempo pieno di vita, di urla e di biciclette, dove arrivano e partivano le grandi corse, nel quale quasi ogni fine settimana entravano decine di migliaia di persone per vedere le sfide dei grandi campioni della pista e del ciclismo su strada. Un modo per ricongiungersi finalmente con il grande ciclismo che da qui non passa dal 25 ottobre del 2020, atto finale del Giro diventato autunnale causa pandemia. Quel giorno la tappa, una cronometro individuale di 15,7 chilometri la vinse Filippo Ganna e sul gradino più alto del podio salì in maglia rosa Tao Geoghegan Hart tra Jay Hindley, secondo, e Wilko Kelderman, terzo.Il Giro torna a casa. Lo fa concedendosi quattro giri di un circuito urbano che passa per piazzale Lodi e piazzale Loreto. Un’ora e un quarto di ruote che si muoveranno a grande velocità per le strade meneghine che torneranno a colorarsi di rosa, una tonalità di rosa molto più acceso di quello del passato, che chissà, forse potrebbe riaccendere la voglia di ciclismo a una città che sente di non averne più bisogno.
Milano ritrova un amore dimenticato, il Giro d'Italia
Dopo sei anni la corsa rosa torna nella fu capitale delle biciclette e del ciclismo, la città dove è nata nel 1909 e dove una volta partiva e arrivava











