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Paolo Beltramin e Giuseppe Guastella

Da Coppi a Merckx, da Bugno a Pantani fino a Pogacar: i più grandi campioni della storia del ciclismo hanno pedalato su «fuoriserie» nate qui. Storia di un'eccellenza mondiale iniziata oltre un secolo fa, in via Nirone a Milano. E oggi (forse) in pericolo

Starebbe meglio in salotto che in garage. E c’è chi davvero la tiene a fianco al divano, perché ormai la bicicletta da corsa è diventata un oggetto di stile e di culto, e quella di scuola milanese ancora più delle altre. La Lombardia è stata per oltre un secolo, ed è ancora oggi, la Silicon Valley del ciclismo. Le nostre bici sono le più ammirate e desiderate, anche se, messe tutte insieme, le principali aziende della Penisola non raggiungono che una frazione del fatturato della taiwanese Giant, che con 1,8 miliardi guida la classifica mondiale dei produttori.

Fino alla fine degli anni ’80 era esattamente l’opposto. Almeno nel settore corsa, era l’Italia che invadeva il pianeta dettando legge con le innovazioni tecnologiche più ardite nella componentistica e nella telaistica dove due grandi scuole hanno regnato incontrastate per quasi un secolo, quella lombarda e quella veneta. Poi però abbiamo perso «il treno della mountain bike» e con esso il dominio del mercato planetario.