di
Marta Ghezzi
Il Giro d'Italia raggiunge il Trentino La scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti ricorda le corse con le compagne di scuola, i giochi con i fratelli sui tornanti del monte Bondone e l’idolo di casa
Afferma di non usarla tutti i giorni, «ma almeno un paio di volte la settimana, per la spesa, il cinema, qualche appuntamento». E puntualizza, «bici non elettrica ma dotata di cambio, a quattro marce», anche se le insidie milanesi, città piattissima di pianura, non sono le salite ma il traffico sempre più indisciplinato.
Isabella Bossi Fedrigotti sorride di questa confessione plateale, per non impensierire il cerchio degli affetti pedala (di frequente) di nascosto. «Se inizi da piccolo ti ritrovi come marcato da un segno indelebile, di libertà assoluta, e diventa difficile abbandonarla», osserva la scrittrice e giornalista, che ritorna con piacere alle sue avventure spensierate lungo l’Adige, a Borgo Sacco, il quartiere di Rovereto — nei secoli passati vivace porto fluviale, lei ne indica la bella piazza affacciata sull’acqua —, dove è nata e ha vissuto fino all’università, frequentata nella metropoli lombarda. Il Trentino non ha rivali sul tema delle piste ciclabili, quasi cinquecento km di nastri asfaltati e protetti che attraversano le sue valli, in estate serviti da bus e treni attrezzati (i bicibus) che facilitano il rientro. «È una cultura radicata, ai miei tempi non c’erano ancora, ugualmente si girava tutto il giorno in bici, con le compagne di scuola mi inoltravo per sentieri sterrati da brivido».












