di
Manuela Croci
I ciclisti costeggiano il mare da Paestum alla città della pugile che ci svela il posto dove torna per mangiare la pizza fritta e ricorda le domeniche in Cilento e la prima volta in cui vide la carovana rosa
«La bici? Una passione. Ci vado fin da quando ero piccola e, ultimamente, tutti i fine settimana per mantenere il peso. Una buona alternativa all’allenamento in palestra». Sorride e si racconta volando da un ricordo all’altro con la leggiadria di una farfalla («Butterfly» è il suo soprannome sul ring), Irma Testa, prima pugile donna a partecipare e a conquistare una medaglia all’Olimpiade: un bronzo a Rio de Janeiro nel 2016 che si aggiunge agli ori Mondiali ed Europei. Napoletana, 28 anni, è cresciuta a Torre Annunziata. «Ho girato in lungo e in largo tutte le vie del quartiere sfrecciando con la mia bicicletta da piccola. Fingevo fosse un motorino». A insegnarle ad andare in bici è stata la sorella Lucia: «più che altro mi faceva salire e poi mi spingeva... però ha funzionato». E sempre Lucia l’ha portata in palestra. «L’ho sempre seguita in qualsiasi cosa. Tornava a casa piena di lividi, stanca, distrutta ma felice. Le chiedevo: “Ti ammazzano di botte, ti massacrano con l’allenamento e tu torni col sorriso?”. Mi rispondeva: “Non puoi capire”. Così ho provato a capire, ed è stato amore».











