Non (solo) la gara, ma l’Italia che le scorre accanto. “Il Giro in Italia” racconta ogni giorno i luoghi, le storie e le curiosità dietro ogni tappa della 109esima Corsa rosa. Tra geografia e memoria, il Giro diventa il pretesto per raccontare i territori che attraversa. Qui tutte le altre puntate.
Il Giro d’Italia approda a Napoli per il quinto anno di fila. E in fondo a una tappa corta ma piena di bellezza Davide Ballerini porta all’Italia il primo successo: una volata azzoppata da una caduta nell’ultima curva, ma nel ciclismo conta chi rimane in piedi, chi non tocca il freno sull’asfalto umido per le prime gocce di pioggia. E, mentre i big giocano in difesa aspettando la salita di domani, nel finale sul pavé vince un uomo da Nord: non la sua Lombardia, ma il Nord dei corridori, le Fiandre, le pietre.
Ci sono diversi tipi di corridori: scalatori, cronomen, velocisti, passisti. Quelli che si nascondono nella pancia del gruppo, e altri che vivono per scappare. E anche tra i fuggitivi, che attaccano per istinto, per indole, per una sorta di necessità che viene da dentro, ci sono diverse categorie. Per anni il ciclismo italiano ha avuto un’eccellenza del genere. «Se un giorno mi chiedessero chi è stato il corridore Alessandro De Marchi, non avrei dubbi: gli direi quello che a Napoli, l’11 maggio del 2023, è arrivato 88esimo. E poco importa se non ho vinto». Si descrive così De Marchi nel suo bel libro Il numero rosso, scritto con Filippo Cauz per le edizioni Alvento.











