Aogni tappa del Giro d’Italia c’è sempre qualcuno che guarda la classifica, qualcuno che aspetta la fuga e qualcuno che, molto più saggiamente, si chiede dove si mangia. La Catanzaro-Cosenza del 2026, prima frazione italiana dopo la partenza in Bulgaria, offre una risposta piuttosto generosa: morzello, pitta, fritti cosentini, patate silane, trattorie, produttori, tavole d’autore e vini che restano dentro il territorio. 138 chilometri bastano per passare da una Calabria urbana e carnale a una più interna e agricola. Per orientarsi, meglio non inseguire ogni curva del percorso: basta mettere in fila tre domande pratiche. Cosa si mangia, dove ci si ferma, cosa si beve.

Cosa mangiare

A Catanzaro il piatto simbolo è il morzello, o morzeddhu: quinto quarto cotto nel pomodoro con peperoncino e origano, servito nella pitta, il pane locale a forma di ciambella, in origine nasce come spuntino o pranzo dei manovali e contadini che passavano molte ore fuori casa. Per chi cercasse una variante in magro, esiste anche il morzello di baccalà, variante di magro della tradizione cittadina, e la stessa pitta, che non è un semplice accompagnamento ma parte essenziale del rito del morzello. Impossibile non citare il Divino Amore, un dolce natalizio tipico di Catanzaro a base di mandorle, zucchero, albumi e canditi, solitamente ricoperto da glassa o da cioccolato fuso. Non è un piatto, ma bisogna ricordare anche la Brasilena: bibita frizzante al caffè prodotta da un’azienda locale.