Signori, brutte notizie: anche nel ciclismo è scomparsa la classe media! Al termine di un Giro d’Italia privo della benché minima implicazione mitemente dannunziana, così banale da suggerire semmai tristi cleptomanie dalla letargica musa di Gozzano, anche dallo sport più epico come dalla sociologia del Paese è tragicamente sparito il ceto (pedalatorio) che reggeva la baracca, che regalava per tre settimane piccole grandi imprese, che teneva su, ad ogni tappa, l’epopea della’ “impresa”, dello “scatto”, della fuga solitaria o la va o la spacca... Signori, ci manca il Terzo Stato, mirabile, dei Dancelli dei Bitossi degli Adorni e financo dei Tacconi e dei Chiappucci. Quelli che creavano per tre settimane, su è giù per la Provincia, che è poi quella che fatturato il boom non solo ciclistico del Paese, un’aria di arena, di sana mattanza, di imprevisto e di allegria. Telecronisti e estensori di inchiostri hanno insistito, eroicamente, nel generoso impiego delle maiuscole, hanno trasformato in Iliade la batracomiomachia per entrare nei primi dieci della classifica! pardon nella “top ten”. Sia reso loro l’onore che va ai tenaci e ai vinti! A far il loro dovere, inutilmente, c’erano in realtà solo le montagne: i dorsi e le pieghe che menavano ad ardue “ridenti località” erano lì, come sempre, pronte a tutto, all’epopea. Ma erano quelli che si arrampicavano penosamente ad essere comparse. Svolta inevitabile: con i carabinieri e l’ufficio delle imposte il Giro è stato l’unica vera istituzione italiana, interrotta, infatti, solo da cataclismi come le guerre mondiali. Adesso siamo intensamente orfani, come chi non ha conosciuto De Amicis, la piccola vedetta lombarda e il nonno. Come pensavate potesse resistere l’egualitario cavallo dei poveri alla noia di un epoca in cui tutti comprano (a caro prezzo) una bici, ma è quella elettrica, un motorino travestito per sorpassare sogghignando e fingendo di pedalare il ciclista onesto che arranca sul cavalcavia. Riuscite a trovare una prova della decadenza dell’Occidente più esplicita, senza dover neppure digerire le cinquecento pagine di Spengler? Per il Giro rien ne va plus: inarrivabile il gallico Tour, ci ha sorpassato perfino la Vuelta spagnola aggiungendosi nello scavalco iberico all’economia, alla energia green, al calcio e alla movida. Dove è dunque finita la indimenticabile classe media ciclistica? si è proletarizzata, si è fatta volontariamente gregaria per un ricco piatto di lenticchie. Me li ricordo bene gli eroi del terzo stato di una volta, in agguato ad ogni tappa in salita discesa falsopiano e volata, pittoreschi e pronti all’abbordaggio, con la selezione naturale della fatica venivan su come tante querce. Non tanti ma buoni, poveri ma belli, con un fisico di ferro, non Fuoriclasse, Fenomeni, Invincibili; anzi vincibilissimi, ma con tanta voglia di esistere e di elettrizzare i popoli del bordo strada. Brutti tempi quando i borghesi, nella lotta di classe o nella mischia per la maglia rosa e il gran premio della montagna, infilano la cattiva strada del mettersi a servizio! Già, perché oggi, perduta la splendida sfacciataggine di un tempo, rincattucciate le ambizioni personali, ben pagati, lavorano alla “tirata’’, a staffetta, di un chilometro sul Mortirolo o il Gavia, per consentire al Capitano di livragare solitario fino in vetta. Parlano i Kuss e i Del Toro una lingua insipida scolorita fredda come se uscisse da un computerino o dalla tomba dei watt: svolgono il compito fino lì e non oltre, tutto programmato, a contratto, prevedibile. Ogni tanto ripagato con una tappa, un tour minore come un tempo si dava la mancia al cocchiere. È sparita la’’cotta’’, i cronometristi con gli occhi sbarrati, le lancette corrono e il favorito non si vede. Tutto è già nel copione C’era una volta una borghesia di capitani medi come si deve, che formava il vero nostro piccolo mondo antico, che aveva le carte in regola per scombinare i pronostici, prendersi e offrirci soprattutto spettacolo. Adesso c’è questa insopportabile massa di nuovo ricchi in affitto ai marchi petro-ciclistici, indebitamente fattiva come è al mansionario cinicamente dilazionante del gregario chic, di lusso. Stando così le cose, attenti che con i wat e gli algoritmi, un giorno sulle rampe memorabili ci siano come spettatori solo bovi straordinariamente carducciani. Che non volgeranno la testa nemmeno di un millimetro.