Tour de France, 1953: Jean Mallejac, Louison Bobet, Giancarlo Astrua e Gino Bartali. Archivio A3 Contrasto

Leggendario e, al tempo stesso, umanissimo. Chi ama il ciclismo, lo sa: è questo - forse tra tutti - lo sport della fatica, del sacrificio e delle grandi imprese firmate da atleti diventati leggenda. Non è per tutti: è una passione per anime romantiche, per amanti dell'epica. In pieno Tour de France, la gara per eccellenza, rintracciamo le vicende collettive e i destini di esseri umani che, in sella a una bicicletta, hanno attraversato la storia del Novecento.Il libro Un secolo in salita, scritto da Ramon Usall e pubblicato da Mimesis, racconta la storia popolare e politica del ciclismo tra mito e fatica, conflitti e rivoluzioni in quaranta capitoli strutturati come le tappe di un grande giro. Quello di Usall, professore e sociologo catalano, è un saggio che raccoglie storie poco note e aneddoti capaci di creare inaspettati collegamenti tra sport, politica e società. La bicicletta è "simbolo fedele del proprio tempo", degli avvenimenti che attraversa, una pedalata dopo l'altra. Dalla nascita del Tour de France, legata al caso Dreyfus, alla leggendaria conversazione telefonica tra De Gasperi e Bartali, dalla bicicletta alleata di Michael Collins nella guerra d'indipendenza irlandese - la popolare High Nelly del ragazzone, The Big Fella - alle imprese di Albert Richter, il campione che si oppose al nazismo. Fino a raggiungere la seconda metà del Novecento con il Tour iniziato ai piedi del muro di Berlino e l’edizione per l’Europa che, nel 1992, attraversa Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Germania e Italia.Gli albori: la draisinaLe prime pagine del saggio sono dedicate all’antenata della bicicletta. Questa lunga storia in sella, infatti, inizia oltre duecento anni fa, precisamente il 5 aprile 1818, quando il barone tedesco Karl von Drais presenta a Parigi un veicolo con due ruote allineate, da condurre spingendosi con i piedi. A questo mezzo viene dato un nome che omaggia il suo ideatore: la draisina. La bicicletta a pedali, così come oggi la intendiamo, vedrà però la luce circa quarant’anni più tardi, sempre in Francia, con la nascita dei primi velocipedi. Da quel momento la sua popolarità cresce e cambia anche la sua funzione: non è più solo utile, ma può essere anche divertente. Leggi anche: Storie di biciclette, manifesti e campioni"Sebbene la data esatta e l’identità del suo inventore restino oggetto di discussione - precisa Usall -, è certo che i primi modelli di questo nuovo veicolo furono commercializzati dalla Maison Michaux, fondata dall’ex carrozziere Pierre Michaux insieme al figlio Ernest. Questa giovane impresa, che nel 1869 assunse il nome di Compagnie Parisienne, ebbe un ruolo determinante nel successo popolare della bicicletta, tanto da attraversare l’Atlantico e trovare un’ottima accoglienza anche nel mercato nordamericano. Nei decenni successivi al 1860, la bicicletta conobbe una vera e propria esplosione, diventando un prodotto industriale".