di
Fabio Genovesi
Parte il Tour de France dell'era sublime: Pogacar, Vingegaard, Evenepoel e il miracolo Seixas su un percorso spietato con due tappe all'Alpe d'Huez. Nessun italiano tra i grandi favoriti: non importa, non perdiamoci il Rinascimento del ciclismo
La gioia piena, il pieno piacere, sono quelli che ci doniamo reciprocamente, che si danno e si prendono insieme. Per questo il ciclismo è virtù perfetta: uno sport praticato da masochisti — che amano soffrire — e seguito da sadici — che amano guardare chi soffre —. Il ciclismo insomma è un’orgia sportiva che ci fa tutti contenti.
E domani parte finalmente il Tour de France, che di questo piacere sadomasochista è l’apoteosi. Il percorso di quest’anno è generoso e spietato, senza momenti di noia nemmeno nella prima settimana, quando il Tour per tradizione era solito offrire lunghi pomeriggi in coma sul divano.Si parte invece subito con una cronosquadre a Barcellona, e di lì a poco i Pirenei con Col d’Aspin e Tourmalet, scalate infernali, che se la temperatura non cala avranno dell’inferno anche il clima.









