Tadej Pogacar contro Jonas Vingegaard, atto quinto. La resa dei conti, nelle opere shakespeariane, e quest'anno pure sulle strade di Francia. Se il Tour 2021, vinto dallo sloveno, si può considerare un prologo - col danese arrivato per fare il gregario di Roglic e poi trovatosi a battagliare per la classifica e prendersi il secondo posto - da lì in poi la Grande Boucle è stata una pièce a due, il palcoscenico di uno scontro che richiama le grandi rivalità del passato. La resa del campione della Uae nel 2022 nella morsa dei due Visma e il bis di Vingegaard l'anno dopo; il riscatto di Pogacar nel 2024 sulla scia del suo primo Giro d'Italia e la riconferma dell'anno scorso. Tutti gli altri, anche fior fior di corridori, relegati al ruolo di comparse, messi in ombra dai due extraterrestri.

Non c'è stato niente da fare neppure per Remco Evenepoel, pluricampione mondiale e olimpico, terzo nel 2024 eppure molto distante, così come lontanissimo è arrivato - sullo stesso gradino del podio - Florian Lipowitz nella passata edizione. I due si ripresenteranno insieme, tentando di tendere imboscate ai due campioni giocando di squadra - per quanto la loro Red Bull-Bora-Hansgrohe non stia brillando, nelle recenti corse a tappe, per strategie. Ma soprattutto sabato, alla grande partenza da Barcellona, sarà presente anche l'énfant prodige del ciclismo, chiamato a interrompere il duopolio e, soprattutto, un digiuno per la Francia nella corsa di casa che dura dal 1985, ultimo sigillo di Bernard Hinault.