Visto dall'Italia, il Tour de France è sempre circonfuso da un alone di grandezza.

Tour, Jonathan Milan vince a Valence e rafforza il suo primato nella classifica a punti

dal nostro inviato Cosimo Cito

Le sue lunghe tappe di pianura, su cui si stagliavano le salite delle Alpi e dei Pirenei, sembravano fatte apposta per alimentare i grandi racconti: da una parte i percorsi per i velocisti, nell’estate francese in cui il sole scioglie l’asfalto; dall’altra cime epiche come il Ventoux, l’Izoard, il Tourmalet, l’Aubisque, il Galibier, il cui solo nome risveglia ricordi, drammi, imprese. E non c’è bisogno di riandare alle cronache degli anni subito dopo la guerra, cioè alla vittoria di Gino Bartali nel 1948, successiva all’attentato a Togliatti e quindi subito leggendaria, con il terziario carmelitano Ginettaccio accreditato come salvatore della patria (mentre l’anno dopo, e nel 1952, toccò al Campionissimo, il "laico" Fausto Coppi, sbancare la "Grande Boucle").

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