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Nel pomeriggio di sabato 4 luglio comincerà da Barcellona la 113esima edizione del Tour de France, la corsa a tappe più importante del ciclismo su strada. Il favorito è sempre lui, lo sloveno Tadej Pogacar (si legge pogaciar): ha vinto le ultime due edizioni e dal 2020 se non arriva primo arriva secondo. Ma forse più che negli ultimi due anni, e di certo più che in tutte le altre corse a tappe che stravince (di recente il Giro di Svizzera), in questa edizione Pogacar potrebbe avere un po’ più di concorrenza rispetto al solito.
Pogacar è il grande favorito perché anche quest’anno ha dimostrato di essere irraggiungibile, letteralmente: spesso attacca da lontano, quando mancano decine di chilometri all’arrivo, e non lo raggiungono più fino al traguardo. In primavera ha vinto alcune delle corse di un giorno più importanti (per la quarta volta la Strade Bianche e la Liegi-Bastogne-Liegi, per la terza il Giro delle Fiandre, e ha vinto persino la Milano-Sanremo) e poi ha dominato due brevi corse a tappe, i giri di Romandia e Svizzera.
Come ormai succede da tempo, anche quest’anno il Tour attrae di gran lunga il maggior numero di campioni rispetto alle altre due corse a tappe di tre settimane, il Giro d’Italia e la Vuelta di Spagna. Alle altre corse spesso mancano molti dei più forti. Al Tour, se possono e stanno bene, vanno tutti. Non solo quelli che possono puntare alla maglia gialla (e quindi al primato nella classifica generale finale), ma anche i migliori velocisti, i migliori nelle tappe a cronometro (con partenza uno per uno anziché in gruppo) e i migliori tra quelli che anziché alla classifica puntano a vincere singole tappe.












