«La vera star del Tour è il Tour stesso», alla faccia di Pogacar e Vingegaard, i grandi favoriti. A parlare è il numero uno della corsa più importante al mondo, Christian Prudhomme. Edizione numero 113 della corsa nata nel 1903, partenza dall’estero numero 27 della storia: per la prima volta sarà Barcellona ad ospitare il Grand Départ con tanto di replica domani con l’arrivo della seconda tappa. Un Tour che approderà in Francia lunedì e per questioni geografiche, affronterà molto presto i Pirenei (il Tourmalet già alla sesta tappa) per concentrarsi nella parte intermedia sul Massiccio Centrale e quindi approdare sui Vosgi prima del gran finale sulle Alpi. Che, badate bene, non sono mai state così vicino a Parigi: il tappone alpino infatti, non era mai stato programmato - nei tempi moderni - alla penultima tappa e questa volta il menù fa davvero tremare i polsi: 5.600 metri di dislivello per scalare Croix de Fer, Col du Télégraphe, Col du Galibier (tetto del Tour) e quindi risalire, per il secondo giorno consecutivo all’Alpe d’Huez, questa volta non dal versante tradizionale, ma da quello che passa dal Col de Sarenne e che è stato affrontato una sola volta, nel 2013 ma in discesa. Per immaginare quel che sarà, bastano le cinque parole pronunciate sempre dal direttore del Tour Christian Prudhomme: « Terrain vierge, histoire à construire », terreno vergine e storia tutta da scrivere.Ma andiamo con ordine e affidiamoci ancora ai numeri: sono 53.950 i metri di dislivello complessivo. Per avere un doppio termine di paragone, quest’anno al Giro d’Italia sono stati 48.700, al Tour del 2025 furono 52.500. Sarà un Tour che partirà scrivendo subito una nuova pagina di storia: per la prima volta alla Grande Boucle, infatti, i tempi della cronosquadre (che mancava dal 2019, vittoria della allora Jumbo Visma in quel di Bruxelles, ndr) saranno presi su ogni singolo corridore. Sarà interessante, quindi, scoprire le strategie dei team nello strappo finale che porta al traguardo del Montjuich: per intenderci, Pogacar e Vingegaard arriveranno da soli o cercheranno di tenere il più vicino possibile Del Toro e Jorgenson che sono i “secondi capitani” designati?Primo giorno di riposo nel Cantal, nel cuore della Francia, e poi si riparte affrontando il Massiccio Centrale. Due tappe destinate ai velocisti, quindi Belfort con la frazione più lunga ed eccoci al weekend sui monti dell’Alsazia con due frazioni di montagna. Dopo il secondo e ultimo giorno di riposo, saranno le sponde del Lago Lemano ad ospitare l’unica crono individuale del Tour: 26,1 km da Evian-les-Bains a Thonon-les-Bains, con un percorso che Prudhomme ha definito «esplosivo ed esigente». Tappa 17 a Voiron: ultima chance per i velocisti prima del trittico alpino che deciderà la corsa. Si comincia con l’arrivo a Orcières-Merlette in vetta ad una salita di 7,1 km al 6,7% giusto per scaldare i motori e poi entra in scena l’Alpe d’Huez. L’altimetria della tappa 19, a guardarla bene, non sembra terribile ma in realtà è davvero tosta.Del tappone della seconda Alpe abbiamo già detto ma le difficoltà non sono finite perché bisogna volare a Parigi per affrontare la tappa finale che propone, come lo scorso anno, tre ascese a La Butte de Montmartre anche se questa volta il traguardo dista 15 chilometri dall’ultimo scollinamento e potrebbe favorire quindi il rientro di qualche velocista che ha ancora energia nelle gambe. Saranno 184 i corridori partecipanti, di cui 12 italiani, con Filippo Ganna e Matteo Trentin a guidare la spedizione, assieme a Edoardo Affini e Davide Piganzoli, Antonio Tiberi e Damiano Caruso. Il campione del mondo Tadej Pogacar, che ha vinto gli ultimi due Tour (quattro i suoi successi in totale, ndr) è chiaramente il grande favorito. Jonas Vingegaard, che ha due Tour nel palmarés, si presenta in Francia dopo aver trionfato all’ultimo Giro d’Italia. «Se sono convinto di poter battere Pogacar? Se non ci credessi non sarei qui», il pensiero del danese.