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Marco Bonarrigo e Davide Stoppini
«Il Giro d’Italia è ambasciatore della diplomazia sportiva», le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che poi sottolinea: «Non possiamo non esserne orgogliosi, non possiamo non sostenerlo»
Forse è stato merito della giornata, di una Roma più radiosa rispetto a quelle degli ultimi quattro anni. Forse hanno contato il nuovo circuito con l’arrivo in pendenza, il Circo Massimo e i Fori Imperiali sullo sfondo. Forse — anzi di sicuro — ha avuto un peso lo spettacolo di Filippo Ganna lanciato a piena potenza sui sampietrini per provare ad anticipare la volata. Non importa se non c’è riuscito, risucchiato con i compagni Sobrero e Stuyven a due passi dal traguardo: Ganna lanciato a 60 all’ora a fianco del Colosseo con alle calcagna la muta inferocita dei velocisti valeva da solo l’attesa sotto il sole cocente.
Di certo ha contato la rabbia finalmente vincente di Jonathan Milan che ha polverizzato gli avversari in volata se il quarto arrivo consecutivo del Giro d’Italia a Roma è stato il più bello di sempre. Anche senza Pogacar, anche se tutte le classifiche di maglia erano già definite fin dalla tappa friulana di sabato: dopo il placido avvio sulla Cristoforo Colombo verso Ostia (brindisi e distribuzione di caramelle da parte del direttore di corsa), quando ieri gli appena 151 girini superstiti hanno virato verso il centro storico si è capito che (per fortuna) la 21esima frazione del Giro 109 non sarebbe stata una tappa passerella.














